Morto Ivan della Mea

By admin

Roma, 14-06-2009

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È morto la notte scorsa all’ospedale San Paolo di Milano il cantautore, poeta e scrittore Ivan Della Mea. Aveva 69 anni. Nato a Lucca il 16 ottobre 1940, si era presto trasferito a Milano dove, insieme a Gianni Bosio, fu tra i fondatori del Nuovo canzoniere Italiano. Dagli anni ‘90 era direttore dell’Istituto Ernesto De Martino di Sesto Fiorentino.

"Se nasco un’altra volta ci rinuncio"
Ora che un improvviso malore se l’è portato via, il titolo di uno suoi libri più famosi potrebbe suonare quasi programmatico. Se non fosse che per Ivan Della Mea, storico interprete del movimento operaio, la parola "rinuncia" non aveva praticamente significato. Convinto com’era che quella dell’impegno fosse l’unica strada degna di essere percorsa. Ivan, all’anagrafe Luigi, nasce a Torre Alta di Lucca il 16 ottobre 1940 ma si trasferisce prestissimo a Milano, divenendo "milanese" anche di scelta linguistica: saranno sue alcune delle più belle ballate contemporanee in dialetto, come "El me gatt".

Un talento precocissimo di autore lo porta (appena 15enne) a scrivere canzoni, tra le altre, per Milly, ma prima di dedicarsi a tempo pieno alla musica svolge vari lavori, da operaio in una fabbrica elettromeccanica a barista, da scaricatore a fattorino con bicicletta di una drogheria milanese, da fattorino senza bicicletta al "Calendario del Popolo" di Giulio Trevisani a revisore di collane periodiche della Mondadori (Gialli, Urania, Segretissimo).

L’incontro con Gianni Bosio, datato 1962, segna in modo decisivo la sua vita di militante (iscritto al Pci) e di cantante: con lui, Della Mea fonda il "Nuovo Canzoniere Italiano", cenacolo di intellettuali, ricercatori e cantanti, protagonisti di un’intensa stagione di spettacoli dal vivo e di dischi, ma anche di ricerca e divulgazione della tradizione popolare e dei canti di protesta. Le sue prime incisioni fanno parte del disco "Canti e inni socialisti", prodotto nel 1962 per il 70esimo anniversario della fondazione del Partito socialista italiano, mentre per la neonata etichetta musicale "I dischi del sole" – cui fanno riferimento anche interpreti come Giovanna Marini, Paolo Pietrangeli, Michele Straniero – pubblica nel ‘66 il suo primo lp, "Io so che un giorno".

È il primo di una serie di album, che comprende "Il rosso e’ diventato giallo" (1969), "Se qualcuno ti fa morto" (1972), La balorda (1972, con la celebre "Ballata per Ciriaco Saldutto", dedicata ad un adolescente immigrato meridionale morto suicida a Torino); "Ringhera" (1974, dedicata in parte alla strage in Piazza della Loggia); "Fiaba grande" (1975), "La piccola ragione di allegria" (1978), "Sudadio-Giudabestia I e II" (1979-1980), "Karlett" (1984). Tra i 45 giri, famosi soprattutto "O cara moglie/Io ti chiedo di fare all’amore" (1966) e "Ciò che voi non dite/La linea rossa" (1967).

Il 2 dicembre 1967 Della Mea lascia il Nuovo Canzoniere Italiano per dissenso "politico-culturale" con Gianni Bosio, salvo rientrarvi quattro anni più tardi dopo un chiarimento con l’amico. "Bulimico" nei suoi interessi culturali, Della Mea alterna all’attivita’ musicale un’intensa produzione letteraria e persino delle estemporanee incursioni cinematografiche: scrive con Franco Solinas il soggetto dello spaghetti-western "Tepepa" (1969, tra i protagonisti Tomas Milian e Orson Welles) e figura – dieci anni piu’ tardi, con Roberto Benigni, Mariangela Melato e Giovanna Marini – tra gli interpreti de "I Giorni Cantati" di Paolo Pietrangeli. Tra i suoi libri più noti, "Fiaba d’orso, di bagatto di un giorno centenario" (1984), "Il sasso dentro" (1990), "Se nasco un’altra volta ci rinuncio" (1992, primo Premio Forte dei Marmi" per il libro più divertente dell’anno"), "Un amore di luna" (1994).

Presidente del Circolo Arci Corvetto di Milano dall’aprile ‘95 all’aprile ‘97, Ivan della Mea il 20 maggio 1996 succede allo scomparso Franco Coggiola nella direzione dell’Istituto Ernesto De Martino, una delle più prestigiose istituzioni dell’antropologia musicale italiana, con sede a Sesto Fiorentino. Per "Il Manifesto" (con cui collabora per anni) realizza nel ‘97 il cd "Ho male all’orologio" e nel 2000 "La cantagranda (forse walzer)", nel quale spicca un brano suggestivo come "Il capitano". Le sue ultime canzoni si fanno notare anche per il complesso, particolare impasto linguistico nel quale il milanese continua a recitare un ruolo privilegiato.

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